Pioggia di critiche nei confronti di Lorenzo Musetti all'Hellenic Championchip di Atene. Sosteniamo di più e giudichiamo meno
La Barbera Roberto sport 262

Di sicuro l'amaro in bocca c’è. Anche tanti rimpianti per non aver finalizzato quei punti decisivi per arrestare la corsa verso il 101° titolo di Novak Djokovic. Lorenzo Musetti ci ha provato, come sempre, e sembrava davvero centrato in questa emozionante finale di tennis.
È andata così, ma questo è il tennis: chi pratica questo sport, anche a livelli non agonistici, sa che per capovolgere l’andamento scontato di una partita bastano quattro palle piazzate male, e si esce dal campo con le "ossa rotte".
Ciò che non riesco a comprendere, però, è l’accanirsi sui social contro un atleta che, più di chiunque altro, è deluso per l’ennesima finale persa, che nonostante ciò ha condotto una stagione strepitosa approdando nella top ten del ranking ATP. Le critiche di alcuni sul web sono impressionanti: si va da parole scurrili a mozioni di sfiducia verso le ATP Finals di Torino, non meritate a detta di tanti (accesso garantito a seguito della rinuncia di Djokovic), che li fanno assomigliare a dei veri e propri haters.
Analizzando la partita, chiaramente, la prima condanna arriva per via del gap generazionale tra i due rivali. Probabilmente, questa volta, ci si aspettava il successo dell’italiano per maggiore freschezza fisica rispetto a quella del trentottene serbo, che continua a stupire per le sue doti resistenti e resilienti; ma lui è Novak Djokovic, il giocatore più vincente di tutti i tempi. Il serbo è apparso stanco e quasi fermo verso fine partita, e Musetti non ha saputo approfittarne. La seconda contestazione riguarda gli errori, anche gravi in certi momenti della partita, ma che derivano dal fatto che l'italiano è arrivato abbastanza scarico nel torneo e, tranne uno, ha avuto match complicati e lunghi. Il tennis è definito "lo sport del diavolo", non è difficile comprenderne il significato dopo questa finale.
Eppure, facendo un’attenta analisi di Lorenzo Musetti, possiamo certamente constatare l’importante crescita fisica e mentale, il miglioramento al servizio in velocità e variazione, l'adattamento ad un superficie a lui non congeniale, propositività e aggressività quando serve e, infine, in questa finale così come nelle precedenti partite, ha finalizzato tanti punti importanti nei momenti di svantaggio e, di conseguenza, sotto pressione. Pressione che si è aggiunta a quella derivante dal suo incerto accesso alle ATP Finals fino a quel momento.
A seguito di queste considerazioni, mi chiedo cosa ci sia da criticare e quali siano i motivi giustificabili per inveire contro il secondo italiano più forte al momento.
Ma poi: «le critiche e gli insulti, in questo momento, lo aiuterebbero?».
Mi permetto di dire che il tennis, oltre ad essere uno sport, è anche uno spettacolo, e questa finale lo è stata. «Siamo delusi?» Sì, ma bisogna guardare avanti e continuare a sostenere Musetti che, a mio parere, al momento propone il gioco più bello da vedere nel circuito. Il tifoso è questo che deve fare, il giudizio spetta a chi è preposto a farlo: sicuramente al giocatore che ha perso di concerto con il suo staff.
Infine, mi chiedo: «perché convincersi ostinatamente che il suo accesso alle ATP Finals non sia meritato, in quanto derivante dalla rinuncia di un altro giocatore?».
Non sarebbe la prima volta e, comunque, non è male se la fortuna ogni tanto gira dalla nostra parte.
A questo punto la raccomandazione che faccio è questa: se vi piace questo sport e ne comprendete le dinamiche tecniche, siate spettatori silenti, incrociate le dita e auguratevi che vinca uno tra i due italiani che abbiamo la fortuna di avere in cima alla vetta del tennis.