Pioggia di critiche nei confronti di Lorenzo Musetti all'Hellenic Championchip di Atene. Sosteniamo di più e giudichiamo meno


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Lorenzo Musetti all'Hellenic Championship 2025 (Atene)
Lorenzo Musetti all'Hellenic Championship 2025 (Atene)

Di sicuro l'amaro in bocca c’è. Anche tanti rimpianti per non aver finalizzato quei punti decisivi per arrestare la corsa verso il 101° titolo di Novak Djokovic. Lorenzo Musetti ci ha provato, come sempre, e sembrava davvero centrato in questa emozionante finale di tennis. 
È andata così, ma questo è il tennis: chi pratica questo sport, anche a livelli non agonistici, sa che per capovolgere l’andamento scontato di una partita bastano quattro palle piazzate male, e si esce dal campo con le "ossa rotte".
Ciò che non riesco a comprendere, però, è l’accanirsi sui social contro un atleta che, più di chiunque altro, è deluso per l’ennesima finale persa, che nonostante ciò ha condotto una stagione strepitosa approdando nella top ten del ranking ATP. Le critiche di alcuni sul web sono impressionanti: si va da parole scurrili a mozioni di sfiducia verso le ATP Finals di Torino, non meritate a detta di tanti (accesso garantito a seguito della rinuncia di Djokovic), che li fanno assomigliare a dei veri e propri haters.

Analizzando la partita, chiaramente, la prima condanna arriva per via del gap generazionale tra i due rivali. Probabilmente, questa volta, ci si aspettava il successo dell’italiano per maggiore freschezza fisica rispetto a quella del trentottene serbo, che continua a stupire per le sue doti resistenti e resilienti; ma lui è Novak Djokovic, il giocatore più vincente di tutti i tempi. Il serbo è apparso stanco e quasi fermo verso fine partita, e Musetti non ha saputo approfittarne. La seconda contestazione riguarda gli errori, anche gravi in certi momenti della partita, ma che derivano dal fatto che l'italiano è arrivato abbastanza scarico nel torneo e, tranne uno, ha avuto match complicati e lunghi. Il tennis è definito "lo sport del diavolo", non è difficile comprenderne il significato dopo questa finale. 

Eppure, facendo un’attenta analisi di Lorenzo Musetti, possiamo certamente constatare l’importante crescita fisica e mentale, il miglioramento al servizio in velocità e variazione, l'adattamento ad un superficie a lui non congeniale, propositività e aggressività quando serve e, infine, in questa finale così come nelle precedenti partite, ha finalizzato tanti punti importanti nei momenti di svantaggio e, di conseguenza, sotto pressione. Pressione che si è aggiunta a quella derivante dal suo incerto accesso alle ATP Finals fino a quel momento. 

A seguito di queste considerazioni, mi chiedo cosa ci sia da criticare e quali siano i motivi giustificabili per inveire contro il secondo italiano più forte al momento. 

Ma poi: «le critiche e gli insulti, in questo momento, lo aiuterebbero?».

Mi permetto di dire che il tennis, oltre ad essere uno sport, è anche uno spettacolo, e questa finale lo è stata. «Siamo delusi?» Sì, ma bisogna guardare avanti e continuare a sostenere Musetti che, a mio parere, al momento propone il gioco più bello da vedere nel circuito. Il tifoso è questo che deve fare, il giudizio spetta a chi è preposto a farlo: sicuramente al giocatore che ha perso di concerto con il suo staff.

Infine, mi chiedo: «perché convincersi ostinatamente che il suo accesso alle ATP Finals non sia meritato, in quanto derivante dalla rinuncia di un altro giocatore?».
Non sarebbe la prima volta e, comunque, non è male se la fortuna ogni tanto gira dalla nostra parte.

A questo punto la raccomandazione che faccio è questa: se vi piace questo sport e ne comprendete le dinamiche tecniche, siate spettatori silenti, incrociate le dita e auguratevi che vinca uno tra i due italiani che abbiamo la fortuna di avere in cima alla vetta del tennis.

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