Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Impariamo ad amare le donne


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Le scarpe rosse diventate il simbolo della lotta per i diritti delle donne e contro la violenza di genere
Le scarpe rosse diventate il simbolo della lotta per i diritti delle donne e contro la violenza di genere

"Una donna non si tocca neanche con un fiore", questo mi ha insegnato mia madre. È una questione di educazione. I "no" detti o non detti ai propri figli non c’entrano poi così tanto, quelli magari servono ad altro, e non ha nulla a che vedere con la violenza nei confronti di una persona. È vergognoso, cento o circa cento femminicidi dall’inizio dell’anno in cui la colpa di queste povere donne è stata quella di non amare più il proprio partner. Sentirsi rifiutati non ci autorizza a praticare alcuna forma di violenza, come se poi l’altro rappresenti un bene di proprietà che possiamo lasciare andare soltanto quando siamo noi a deciderlo.

Partendo dal presupposto che non riusciamo a rispettare la vita di una donna, essere di cui dovremmo prenderci cura e proteggere sempre, come possiamo pretendere la fine delle guerre nel mondo? 

Padre Pino Puglisi recitava: «chi usa la violenza non è un uomo».

La verità è che siamo malati, ormai contagiati al punto da esasperare l'efferatezza del gesto ignobile di togliere la vita a un’altra persona: trenta coltellate alla povera Giulia Cecchettin, prossima laureanda, a cui sono stati stroncati i sogni di una vita promettente. Cito questo caso perché recentemente accaduto, ma mi viene in mente il gesto barbaro di violenza sessuale ai danni di un’adolescente per mano di dieci ragazzi, e come questo tanti altri episodi in cui il termine violenza miete vittime e dolore. 
Il dolore genera altro dolore, quello delle comunità cittadine in cui sono cresciute le vittime, degli amici di sempre, dei compagni di scuola o di università, dei parenti e soprattutto dei genitori che diventano attori passivi di un dramma che li segnerà per sempre.

Possiamo parlare di tutto: dei no, di sessualità, di legalità, di qualsiasi forma di contrasto all’odio razziale, religioso e di ciò che di buono e sano ci viene in mente, ma la cosa più importante è capire, una volta per tutte, che non possiamo essere noi a decidere chi deve vivere e chi deve ingiustamente morire, come se questa cosa rappresenti la normalità. E poi, le nostre sofferenze sono già alimentate dalla perdita dei nostri affetti a causa di malattie, disgrazie improvvise, cose che non possiamo in qualche modo evitare; non c’è alcun motivo per generarne altre in maniera gratuita.

Gli uomini dovrebbero imparare dalle donne e, ricordando che nascono proprio da una donna, dovrebbero averne infinito rispetto. Loro sono più forti degli uomini e lo dimostrano con la loro energia, tenacia, dolcezza, perseveranza e, credetemi, ci sarebbero tanti altri aggettivi da aggiungere all’elenco. Allora perché sprecare questo patrimonio?

In questo contesto sociale è importante più che mai il ruolo dei centri antiviolenza, luoghi in cui le donne che vivono condizioni di violenza, minacce o stalking possono trovare un sostegno psicologico, anche solo un consiglio nel momento di difficoltà, l'opportunità di essere inserite in progetti di protezione presso strutture adeguate. Ai centri dislocati nei territori si aggiunge il numero nazionale 1522, istituito nel 2006 dal Ministero delle Pari Opportunità, attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell'anno e nelle lingue che potrete leggere sul portale. L'esperienza di questi 100 casi di donne uccise deve indurre a riflettere: meglio non tacere e vivere da libere piuttosto che da perseguitate.

Il 25 novembre si avvicina, nella Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne è giusto sensibilizzare tutti: i più piccoli nel loro appraccio ai valori della vita che li proietta verso il futuro, i grandi per rispolverare i valori ormai persi durante il cammino. Riscopriamo come si ama la vita, una donna, e noi uomini smentiamo le parole di Mia Martini nel testo della sua canzone "Gli uomini non cambiano", della quale intendo riportare tre versi significativi:

«Ma perché gli uomini che nascono
Sono figli delle donne
Ma non sono come noi»

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